La nascita del romanzo
L’interesse per la materia epica si esaurisce per la difficoltà di trovare ancora delle motivazioni ideali nei valori della religione e della storia. L’Adone di Giovan Battista Marino, taglia decisamente i ponti con il genere del poema epico della Gerusalemme Liberata, da cui riprende la forza delle forze disgregatrici dell’eros. Gli episodi raccontati da Marino si svolgono in un’atmosfera di voluttuoso abbandono e di sensuale edonismo, esaltata da una scrittura raffinata e ricercata. La tematica della guerra viene sostituita con quella dominante dell’amore.
Marino entra in gara con i poeti da cui ricava stimoli e suggerimenti: fra gli antichi Ovidio. Rifiuta il principio dell’unità di azione, che viene invece quasi completamente annullata e usata per innestarvi una serie di altri racconti e digressioni. L’opera è destinata all’aristocrazia che voleva fuggire dalla realtà Europea insanguinata dalle guerre.
Tuttavia, l’opera che decreta la morte dell’eroe epico è il don Chisciotte di Cervantes che si apre al tempo stesso vero le nuove frontiere del romanzo moderno. La prosa oltre a criticare la cultura cavalleresca propone una visione alternativa della realtà, la follia del don Chisciotte rappresenta la messa in discussione dell’eredità del passato, mentre Sancio Panza, coglie le contraddizioni che si annidano fra le apparenze e la realtà.
La prima pubblicazione avviene nel 1605 e la seconda segue 10 anni dopo. La vita per Cervantes è maestra di letteratura. Pietra miliare del romanzo moderno.
Il don Chisciotte è un anziano signore allampanato, ingabbiato in un’armatura di ferro, con un elmo sulla testa che in realtà è una bacinella da barbiere, a cavallo di un ronzino spelacchiato e accompagnato da uno scudiero, un contadino tarchiato e grassottello e che cavalca un asino o più sovente lo trascina.
Il pretesto narrativo è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato un manoscritto.
In un borgo della mancia, agli inizi del 600, vive un signorotto di nobiltà campagnola, il don è un’attribuzione ironica, attributo decisamente elevato per la sua posizione di piccolo proprietario terriero, che stenta ad andare avanti. Il don Chisciotte ama a tal punto la lettura, da voler abbandonare tutto per immergersi dalla mattina alla sera nella lettura fino a perdere il senno. Cervantes descrive questa scena usando un linguaggio icastico, “gli si seccò il cervello”.
Perso il senso della realtà è trascinato in un mondo fantastico in cui è un valoroso cavaliere errante, ripulisce alcune armi, raccoglie il cavallo ronzinante. Difende i deboli. Trascina con sé Sancio panza e dedica le sue imprese a una contadina, trasfigurata in una dama, Dulcinea del Toboso. Tuttavia, la spagna in cui si muove il don Chisciotte non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e le opportunità di dimostrare il proprio valore sono scarsissime. Don Chisciotte trova tuttavia molte avventure modificando la realtà attraverso la fantasia.
Il primo dine del romanzo è di ridicolizzare la cavalleria e di satireggiare il mondo medievale. Dopo aver combattuto nella battaglia di lepanto cervantes vive in povertà, e vuole quindi opporsi agli eroi dei poemi epici che sono inestenti e esaltati all’inverosimile. Don chisciotte per la connotazione di personaggio comico e acquista più spessore, rendendo lo stesso romanzo molto più che una parodia. Nel secondo libro la follia appare consapevole, usata come strumento per rifiutare la volgarità e la bassezza del reale, altro elemento importante è la teatralità.
L’uomo rimane deluso di fronte ad una realtà che annulla l’immaginazione, la fantasia e il sogno di realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si possa realmente identificare. È messo in evidenza il bisogno degli umani di far emergere la propria individualità, fuori da rigidi rapporti cristallizzati. Rispetto ai poemi cavallereschi il don Chisciotte parla di argomenti contemporanei ed è scritto in prosa. Del genere picaresco, conserva l’interesse per gli aspetti più degradati della realtà e per i personaggi più miseri.